La codipendenza affettiva

coppia, panchina. dipendenza affettiva

La codipendenza affettiva è un meccanismo che si crea nella coppia quando i due partners si attirano e si uniscono per compensare, riempire un vuoto affettivo.

Ci si incontra, ci si piace e, fin da subito, inconsapevolmente, si delega all’altro la responsabilità del proprio benessere e della propria felicità. Si chiama codipendenza perché l’altro, sempre inconsapevolmente, accetta questo ruolo. Il primo si scarica di ogni responsabilità della propria vita, il secondo si assume quella di entrambi. Spesso, in questa situazione, il primo più debole assume il ruolo ed il comportamento di vittima e quindi si sacrifica ed annulla nell’altro pur di ottenere attenzioni ed amore, il secondo assume il ruolo di salvatore sentendosi amato e voluto perché indispensabile.

La manifestazione della codipendenza affettiva

Di seguito alcune frasi che si pronunciano o semplicemente si pensano in una relazione di questo tipo:

“Facciamo quello che vuoi tu, per me va bene tutto mi basta stare con te”

“Non ti preoccupare penso a tutto io”

“Non posso vivere senza di te”

“Che bello poterti fare partecipe di tutto ma proprio tutto ciò che mi piace”

“Sarò come tu mi vuoi, cambierò per te”

“Tu sei mio, io sono tua per sempre”

Se hai pronunciato o pensato una di queste frasi è molto probabile che tu sia in una relazione di questo tipo e le domande utili da porsi sono: ” si tratta davvero di Amore?” “cosa sento davvero per il mio compagno/a?”. Ogni volta che senti di voler controllare l’altro o comunque di avere la situazione sotto controllo, ogni volta che senti la paura di perderlo, ogni volta che hai paura di essere tradito e metti in atto strategie per far sì che tutto questo non accada, sei in una relazione di codipendenza.

Come nasce la codipendenza affettiva

La relazione di codipendenza spesso nasce pian piano, manifestandosi inizialmente nei semplici comportamenti quotidiani per poi trasformarsi in un’abitudine comportamentale che si espande in tutte le aree della relazione compresa la sfera sessuale. Il bisogno della vittima è quello di sentirsi accettato, quello del salvatore di sentirsi riconosciuto.

Paulo Coelho ha descritto molto bene la dipendenza : “Amare è come una droga: all’inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto, come i drogati rubano e s’umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore.”

La vittima finalmente desiderata ed accettata si annulla, riversando tutta la sua vita nell’altro, pur di non pensare a se stessa. E’ disposta a rinunciare a tutto pur di stare con lui o lei. Il salvatore, passato il momento di gloria in cui si sente importante, amato ed indispensabile si sente soffocare ed inizia la sua fuga perché rincorso dalla vittima che non può fare a meno di lui. Spesso, quando questa dinamica arriva alla sua massima espressione ed uno dei due ne prende atto la relazione si chiude in modo molto doloroso sopratutto per la vittima che si sente tradita ed abbandonata.

Amare troppo

Come dice Robin Norwood l’autrice di uno dei più famosi libri sull’argomento: “Molte donne (e uomini) commettono l’errore di cercare un uomo (donna) con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stessi; corrono da un uomo(donna) all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all’interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stessi, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto.”

Il libro è stato scritto per le donne ma, in seguito alla mia esperienza personale, mi sento di estenderlo anche all’universo maschile.

La relazione “sana”

Nel caso ti stia suonando qualche campanello d’allarme leggendo queste parole e senti di poter essere in una relazione di questo tipo sappi che hai una capacità di amare immensa e che tutto l’amore che hai nel cuore può essere esplorato conosciuto ed incanalato nella giusta direzione: prima verso te stesso e, successivamente, verso gli altri. Se non sei in grado di amarti e di prenderti cura di te stesso, come puoi amare e prenderti cura di un’altra persona? Iniziare ad osservare e sentire che tipo di esperienza stai vivendo nella tua relazione può essere già un passo avanti per poterla migliorare. Regalarsi la possibilità di essere tu stesso responsabile della tua vita, della tua felicità e del tuo benessere è il secondo passo. Il traguardo, quello che a cui la maggior parte delle persone ambisce, è quello di una relazione d’Amore sana e costruttiva.

L’Amore quello puro, autentico, accetta ed accoglie l’altro così com’è senza volerne cambiare nemmeno un piccolo particolare e lo lascia libero di essere così com’è.

L’Amore ha la forza di creare un Noi, una terza entità da un’Io ed un Tu permettendo all’ Io ed al Tu di esistere e di esprimersi in tutta la loro meravigliosa unicità.

Ti suggerisco di ascoltare i testi di queste due canzoni che mi hanno fatto riflettere su questo argomento:

“Magari” di Renato Zero

“Basta così” di Elisa e Giuliano Sangiorgi

 

 

Un pensiero su “La codipendenza affettiva

  1. Buongiorno, dopo aver letto un articolo ho voluto vedere un altro… è veramente bello, semplice da capire e realistico.
    Riconosco alcuni punti nella relazione d’amicizia profonda con un ragazzo gay. Abbiamo l’ossessione l’uno verso l’altra nonostante che io ho già un ragazzo da sempre.
    Il comportamento scorretto e, se si può dire, brutale da parte della gente nell’ambito lavorativo ha rattristato il mio altruismo già forte da prima. La fame d’Amore incondizionato è la sua manifestazione principale.
    Siamo molto legati ma non siamo succubi l’uno dell’altra. Diciamo sempre che vogliamo alla pari e ci comprendiamo così come siamo e non come vogliamo che fossimo, ci combaciamo e ci completiamo senza avere l’attrazione di seconda fine.
    Ha perfettamente ragione che l’eccessiva pressione alla fine soffoca, la morbosità porta alla rottura privando l’altra persona d’ossigeno e di libertà d’azioni.Ma questo non è il peggiore dei casi relazionali.
    Grazie per aver scritto questo articolo.
    Complimenti.
    Buona giornata piena di sole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.