Amori perduti e ritrovati, la storia di Paolo

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La mia storia è fatta di coincidenze, di amori perduti e ritrovati, di doni e di segni così evidenti che è impossibile non credere ad una dimensione spirituale.

Partiamo da chi ero

All’età di 6 anni i miei genitori mi portano in vacanza in montagna, in Val Rendena, è amore a prima vista, ogni anno conto i giorni che mi separano dalla successiva estate.

Ero un ragazzino timidissimo, silenzioso e delle volte preso di mira dai bulletti del mio paese. Ero talmente timido ed insicuro che se avessi incrociato un gruppetto di ragazzi avrei cambiato marciapiede. La montagna, dai 6 ai 12 anni, forma il mio carattere. Inizio a fare trekking e quando sono un po’ più grandicello ad arrampicare per arrivare, d’inverno, a fare sci alpinismo.

Il cimentarmi in sfide con me stesso, raggiungendo la cima di una montagna, arrampicando una parete o scendendo con gli sci da un pendio impossibile rafforza la sicurezza in me e nel giro di pochi anni scopro che anche io esisto e valgo.

L’amore per la montagna, il rispetto per la natura e gli sport estremi accompagneranno tutto il cammino della mia vita.

Annalisa, il primo grande Amore

Proprio in montagna conosco il mio primo grande amore, che sarà al mio fianco per più di trent’anni.

Conoscere Annalisa è stata, per me, una coincidenza “astrale”. Ero in auto, non guidavo io e passando per un paesino di montagna ad un certo punto ho posato lo sguardo a sinistra e l’ho vista. Insisto con chi guida che deve tornare indietro perché quella ragazza sicuramente ha bisogno un passaggio. Torniamo indietro ed è proprio come avevo intuito. Diamo un passaggio a quella ragazza dagli occhi verdi e capelli scuri per qualche chilometro e ci salutiamo con la promessa di rivederci. Otto giorni dopo ci siamo innamorati e 12 anni dopo ci siamo sposati.

Se non mi fossi voltato in quel preciso instante, se avessimo ritardato anche solo di un minuto con la macchina non avrei mai conosciuto Annalisa e la mia vita avrebbe preso un’altra strada.

Gli anni scorrono veloci, siamo felici abbiamo entrambi un lavoro e il nostro amore ci accompagna tra viaggi intorno al mondo e pause nelle nostre amate montagne.

Sofia, una bella coincidenza e una forza della natura

È il 2006 quando nasce Sofia, nostra figlia, una vera forza della natura. Nasce il 31 gennaio 2006 alle 22:31. 22 il giorno di nascita di Annalisa e 31 quello di Sofia. Una bella coincidenza.

Fin dai primi anni Sofia mostra il suo carattere forte, la sua intelligenza. E’ una, ma è come averne tre, bella come la mamma, occhi azzurri e capelli castani. Appena Sofia compie 4 anni ricominciamo a viaggiare per il mondo e portiamo anche lei che si adatta come una vera viaggiatrice, dorme dove capita e mangia quello che c’è a disposizione.

Quando Sofia ha nove anni pensiamo sia il momento giusto per darle una sorellina o un fratellino, ma i piani vengono sconvolti: ad Annalisa viene diagnosticato un tumore della pelle in stato avanzato.

Tutto si ferma, anche i nostri respiri, si susseguono tre anni in cui a più riprese Annalisa entra ed esce dall’ospedale per operazioni, chemioterapia e controlli. Sofia cresce nella consapevolezza che qualcosa non va. Le spieghiamo la situazione cercando di farle capire che stiamo facendo tutto il possibile per curare la sua mamma. Come molti bambini dimostra una forza e un’intelligenza fuori dal comune ed affronta la situazione con grande coraggio.

In tre anni abbiamo provato tutto quello che la ricerca medica metteva a disposizione ma, purtroppo, senza grandi risultati.

Quello che non vorresti mai sentirti dire

Ricordo ancora nitidamente il momento in cui la nostra dottoressa Roberta mi ha chiamato e mi ha detto: “Paolo abbiamo tentato tutto quello che avevamo a disposizione, devi cominciare a considerare che la cosa non si risolva…”.

Ero in ufficio, sono uscito sulle scale antincendio per parlare più liberamente e dopo aver sentito le parole della dottoressa sono rimasto lì seduto su quelle scale per ore non sapendo cosa fare. Ero disperato, la mia Annalisa non poteva andarsene. La Mamma di Sofia non può lasciare la sua bambina. “Non potete permettere questo…” dicevo dentro di me.

Nel mese successivo la situazione precipita ad una velocità che non ci fa rendere conto di quanto stia accadendo. Faccio di tutto per poter stare vicino ad Annalisa ed accudirla in tutto, divento il suo cuoco, massaggiatore, infermiere.

Anche con Sofia faccio il possibile per rendere la situazione sopportabile ma ormai anche lei si è resa conto che qualcosa non va. Le parlo, cerco di spiegare a una ragazzina di 9 anni che la sua mamma sta male e i dottori non possono fare più nulla.

Cerco di trovare le parole più giuste, ammesso che esistano, ma il discorso porta sempre allo stesso punto. La mamma andrà in cielo…

Sofia è a casa con i nonni, e io rimango tre giorni e tre notti con Annalisa in ospedale. Dorme profondamente, io continuo a parlarle, a rassicurarla che ce la farò con Sofia, che mi prenderò cura della nostra casa, di tutto. Sono giorni e notti interminabili. Le chiedo, prima di lasciare la nostra dimensione terrena, di abbracciare la mia anima ancora una volta.

Il 29 aprile nel tardo pomeriggio Annalisa parte per il suo viaggio nel mondo spirituale, io sono lì con lei, le tengo la mano, le dico amore mio sono qui, ma lei non c’è più…

Lo dico a Sofia… scoppia in un pianto che non riesco a fermare. I giorni successivi si susseguono frenetici, con tutte le mille cose da fare non mi rendo conto bene di quanto è successo. Me ne rendo conto solo dopo tre giorni quando cerco di tornare a una sorta di normalità che non ci sarà mai più.

Cercare di ricominciare

I mesi di maggio e giugno scorrono veloci sono assorbito nel riprogrammare tutta la mia vita quotidiana, per fare da solo quello che prima facevamo in due. Garantisco a Sofia la routine quotidiana che aveva prima, pranzo, cena, vestiti lavati e stirati sempre al loro posto. Coccole, tante coccole, soprattutto la sera prima di dormire.

Nonostante sia assorbito in mille cose da fare, sto malissimo. Annalisa mi manca da morire, ogni volta che entro in casa e non la trovo mi assale un malessere profondo, come un male liquido che bagna ogni cosa che faccio e che contamina ogni pensiero.

La sera, dopo che Sofia è a dormire la casa piomba in un silenzio assordante e io non riesco a dormire, rimango sveglio fino a notte fonda a scrivere i miei pensieri; scrivere mi dà un po’ sollievo, ma non basta.

Non riesco a guardare neanche le sue foto, mi fa troppo male. Passo tante notti a piangerla e a pregare che torni anche un solo minuto per un abbraccio.

Un aiuto dal cielo

In una di queste notti insonni e piene di lacrime sono al tavolo della sala che sto scrivendo, è tardissimo, e mentre il male liquido mi tormenta, in un preciso istante mi sento risucchiare via tutto questo dolore, come se qualcuno avesse spento un interruttore.

Sono così spaventato che mi alzo in pedi e dico ad alta voce: ”ma dove sei?!”. Solo silenzio. In quel momento di grande serenità e pace capisco che Annalisa ha mantenuto la promessa, prima di partire è passata ad abbracciare la mia anima e ha tolto tutta la sofferenza che mi tormentava.

Da quella notte riesco a guardare le sue foto senza sentirmi disperato, il male liquido mi ha abbandonato e ora riesco a vedere l’immenso vuoto che Annalisa ha lasciato. Capisco che nulla potrà sanare quel vuoto. Decido allora di camminarci dentro di conoscerlo, è l’unico modo per dare un senso a quel vuoto. L’unico modo che conosco per poterci camminare dentro è la meditazione.

La scuola è finita da poco e Sofia è in montagna con i nonni, approfitto della solitudine per fare le mie meditazioni, ma in casa non riesco. Ovunque si posi il mio sguardo c’è un ricordo di lei, un pensiero, un dolore.

Una sera ai primi di luglio rientro dall’ufficio e appena in casa il silenzio si fa sentire. Rimango seduto sulla poltrona per quasi un’ora come incollato, faccio fatica anche a pensare, troppi pensieri e ricordi, comincio a risentire quel male liquido…

Decido che devo fare qualcosa di forte non posso lasciare che la vita scorra così. Mi cambio, mi metto in tenuta da montagna, metto nello zaino qualcosa da mangiare e da bere. Esco di casa prendo la macchina e guido fino al Passo Val Cava, (1200m), un posto che conosco bene perché è il mio territorio di volo.

Arrivo in cima al passo, sono quasi le 21 ed è ancora chiaro, non c’è nessuno. Parcheggio e comincio a camminare lungo il crinale che va verso il monte Resegone. Cammino per circa mezz’ora e trovo un posto incantevole. Decido di fermarmi, d’ora in avanti diventerà il mio posto da meditazione.

La serata è tiepida si sta benissimo, la vista mi dà una pace interiore che scioglie ogni pensiero ed ogni ansia, l’aria è limpida e si vede tutta la pianura padana illuminata da migliaia di lucine tremolanti, sullo sfondo le montagne e il cielo sereno con le stelle.

Mi metto in meditazione seduto a terra, la sento sotto di me tiepida, si sente solo il rumore di una brezza leggera e dei grilli, nessuno pensiero riesce a distogliermi da questo paradiso.

Entro in contatto con il mio io profondo, riesco a parlare anche con Annalisa, la rassicuro che posso farcela anche da solo. Rimango lì in quello stato di grazia per un lunghissimo tempo, non ho idea di quanto tempo sia trascorso, comincio a sentire un certo torpore nelle gambe guardo l’orologio e vedo che sono quasi le due e mezza. Il tempo è volato e io mi sento ricaricato, rinato e con una energia dentro me che prima non sentivo.

Nel mese di luglio e agosto, approfittando del fatto che Sofia è in montagna con i nonni, almeno due volte alla settimana torno nel mio posto di meditazione, la mia porta per comunicare con me stesso e con Annalisa.

Durante la settimana lavoro, di notte vado sulla mia montagna e Sofia la vedo nei week end.

Messaggi speciali

È proprio con Sofia che mi arriva un segnale che mi spaventa ed al tempo stesso mi fa piacere. Succede durante la settimana: una notte sogno Annalisa, è serena e mi guarda con il suo sorriso contagioso, mi dice solo “ti lascerò un messaggio”. Mi sveglio la mattina ed attendo il messaggio ma non succede nulla, nei giorni successivi non ci faccio più caso e non ne parlo con nessuno.

Arriva il week end e salgo in montagna da Sofia, quando arrivo mi corre incontro e mi abbraccia e poi sottovoce mi dice: “ho sognato la mamma, mi ha detto di salutarti”. Rimango abbracciato a Sofia senza riuscire a dire nulla e due lacrimoni mi scendono silenziosi.

Le mie notti sulla montagna si susseguono ogni settimana nei mesi di luglio e agosto, ci vado con tutte le condizioni meteorologiche, vento forte che urla, nuvoloso, con la pioggia. Continuo, appena mi è possibile, ad andare nel mio posto speciale anche d’inverno con neve e ghiaccio, ed è proprio durante una mia visita notturna invernale che assisto ad un altro segno bellissimo.

Sono i primi di dicembre, al passo è sceso quasi un metro di neve. Decido una sera, dopo le opportune verifiche di sicurezza, di andare nel mio posto “sicuro”. Parcheggio che sono quasi le 23 la temperatura esterna è di -4 ma non mi preoccupa, la mia attrezzatura da alta montagna mi protegge come una tuta spaziale. È una serata stupenda, cielo stellato e luna piena. Con la neve non c’è bisogno neanche della lampada frontale, il bianco della neve riflette la luce della luna.

Arrivo al mio posto e mi siedo sulla neve con la schiena appoggiata al mio sasso. Ammiro la bellezza che i miei occhi vedono e sono in pace, chiudo gli occhi e comincio la mia meditazione, scendo nei miei pensieri e parlo con Annalisa.

Le racconto quanto succede, le chiedo di vegliare su Sofia e le chiedo di guidarmi il più possibile nella crescita di nostra figlia. Le chiedo per favore di mandarmi un segno per farmi sapere che la mia preghiera le sia arrivata. Apro gli occhi e in quel preciso istante nel cielo una stella cadente inizia la sua corsa attraverso Il cielo, ma la corsa di quella stella cadente si espande al punto che diventa grande come la luna. Nei giorni successivi cerco informazioni sui siti di astronomia se ci son stati fenomeni meteorici e trovo che in quella notte c’è stato un avvistamento di un bolide nei nostri cieli.

Segni…

Ormai è quasi Natale, il primo Natale senza Annalisa. Le piaceva tanto il Natale, addobbare la casa e l’albero, le canzoni natalizie. Io e Sofia continuiamo nella tradizione e addobbiamo casa, cercando di vivere questo mento al meglio possibile.

Le giornate scorrono nella routine familiare: Sofia a scuola io al lavoro e ci si vede la sera, nonostante le tante cose che ho da fare, tra lavoro e casa, mi sento pieno di energia, ed è proprio un’energia che non mi spiego da dove venga.

Una sera mentre accompagno a letto Sofia mi fermo con lei qualche minuto, al buio prima di darle la buonanotte. Sono immerso nei miei pensieri e penso proprio a quell’energia che mi sento dentro e dico tra me e me, “…è come se Annalisa mi avesse trasferito la sua energia per aiutarmi ad affrontare questo momento difficile”. Nel preciso istante che questo pensiero si forma nella mia mente una macchinina telecomandata di Sofia si accende e attraversa la stanza. Una scarica di adrenalina mi attraversa il corpo e Sofia si tira su dal letto e mi chiede cosa è successo.

Rassicuro Sofia e le do la buona notte, uscendo dalla stanza controllo il telecomando della macchinina e lo trovo riposto al solito posto. Interpreto questo come un altro segnale di Annalisa.

…e sorprese

Manca qualche giorno a Natale e decido di scrivere sul mio profilo FB un ringraziamento a tutti i miei amici che mi sono stati vicini in questo anno particolare. Tra questi amici c’è anche Claudia, una amica di quando ero ragazzino, quattordicenne. Frequentavo la sua famiglia perché suo padre è stato uno dei miei istruttori di sci Alpinismo, di arrampicata e di vita in montagna. Inoltre, il fidanzato di Claudia, che era di qualche anno più grande di me, era un mio amico.

Proprio Claudia mi scrive la sera di Natale, in privato su FB, per chiedermi chiarimenti di quel mio post, non capisce cosa sia successo. Anni prima ci eravamo sentiti via mail e tutto era perfetto ed ora non capiva. Le rispondo spiegando come in poco tempo la mia vita e quella di Sofia sia cambiata, di Annalisa che è partita per il suo viaggio più importante.

Ci promettiamo di incontraci appena possibile, così Sofia potrà conoscere le sue figlie. Riusciamo a vederci tutti insieme, a casa di Claudia, il 7 gennaio. Sono passati più di trent’anni dall’ultima volta che ci siamo visti, ma appena si apre la porta di casa è come se non fosse passato un solo giorno.

Mentre le tre ragazze fanno amicizia, io e Claudia parliamo di noi e ritrovo l’amica di sempre, e scopro che su tante cose parliamo la stessa lingua. Le racconto cosa ci è successo in questi ultimi mesi e di tutti i segnali che ho ricevuto e anche lei mi racconta della sua vita e delle difficoltà nel crescere da sola due figlie. Mi racconta di essersi separata dopo pochi anni e che il suo ex marito non ha mai contribuito economicamente alla crescita delle figlie. Inoltre, le vedeva saltuariamente e negli ultimi anni non si faceva più sentire.

Capisco che per Claudia deve essere stata davvero durissima, due figlie piccole da crescere, il peso delle responsabilità, di dover provvedere per tutto il necessario. Trascorriamo una giornata in serenità e io mi sento davvero bene con Claudia. Ci salutiamo a fine giornata con la promessa di rivederci appena possibile.

Passano i mesi e ci scambiamo giusto qualche messaggio per salutarci.

Decido di ricambiare l’invito e invito Claudia e le sue figlie a cena una sera di marzo. Altra serata tranquilla con le ragazze che scherzano e noi che parliamo un po’. Ci salutiamo promettendoci di nuovo di rivederci presto.

Altri segni

I mesi passano e ci teniamo in contatto con qualche messaggio, io continuo appena posso ad andare sulla mia montagna di notte per stare nella pace e ricaricarmi.

Finalmente arriva l’estate, sono i primi di luglio è un sabato. Sofia è già in montagna con i nonni e decido di andare la sera sulla montagna, ma mentre preparo lo zaino mi viene in mente che avevo detto a Claudia che l’avrei portata una volta a vedere il panorama. Le mando un messaggio e le chiedo se vuole venire con me, accetta subito e sono molto contento.

Finisco di prepararmi e, dato che questa volta ho un ospite, decido di portare qualcosa da mangiare e da bere per fare una sorta di aperitivo in quota.

Mentre preparo le cose da mangiare accade una cosa, un segno che mi fa capire che questo sarà un giorno speciale: taglio un filone di pane sul tagliare di legno e poi prendo le fette di pane e le metto in un sacchetto, prendo il tagliere con tutte le briciole e la farina lo capovolgo nel lavandino per buttare le briciole, quando lo giro rimango senza parole… la farina del filone di pane che è rimasta attaccata al tagliere di legno ha formato l’immagine del volto di Gesù. Rimango li a guardarlo per alcuni secondi senza dire nulla, poi prendo il cellulare e scatto una foto e mi dico: “ma cosa può succedere oggi di speciale”.

Finisco di preparami prendo la macchina e passo a prendere Claudia sotto casa sua. Arriviamo su passo Val Cava verso le 21, è una calda serata estiva il cielo è sereno, parcheggiamo e ci incamminiamo lungo il sentiero che porta al Monte Resegone e dopo circa 30 minuti arriviamo al mio posto speciale.

Mostro a Claudia il mio posto speciale, ci sediamo e tiriamo fuori le cose da mangiare. La serata sembra davvero speciale, la vista sulla pianura padana è magica con tutte le lucine dei paesi e il cielo stellato.

Mentre facciamo il nostro aperitivo in quota cominciamo a raccontarci: ognuno di noi racconta della propria vita, dei dolori, dei sogni e di quanto sia stato faticoso restare soli. Continuiamo a parlare trascinati in questo fiume di parole e comincia a fare un po’ fresco, ci mettiamo seduti vicini sotto una coperta, le parole non si fermano e si intrecciano in discorsi che sempre più ci fanno capire che abbiamo tanto da condividere anche se la situazione di entrambi non è semplice.

Quando meno te lo aspetti

Siamo li seduti vicini, spalla a spalla, sotto la coperta e parliamo come due vecchi amici raccontandoci anche le cose più intime, è buio e solo i rumori della natura ci tengono compagnia.

All’improvviso un rumore di foglie calpestate fa sobbalzare Claudia verso di me ed io istintivamente l’abbraccio. Un secondo dopo mi rendo conto della situazione e mi ritraggo, ma lei molto dolcente mi dice: “puoi anche abbracciarmi siamo vecchi amici, non ce nulla di male”. Io timidamente la riabbraccio e il mio cuore parte a battere a mille.

In quel momento mi rendo conto che posso ancora sentire qualcosa per un’altra persona che non sia Annalisa. Sono li abbracciato con Claudia in un posto meraviglioso sotto le stelle e quella che prima era solo amicizia sento che si sta trasformando. Continuiamo a parlare ma ad un certo punto Claudia si gira verso di me e mi dà un bacio, uno solo, dolce, lungo. Rimaniamo tutte e due fusi in quel bacio.

Mi sciolgo e mi abbandono in quell’istante infinito e ne seguiranno ancora tantissimi quella notte, tra una chiacchierata e l’altra. Ad un certo punto vediamo una luce strana, guardiamo l’orologio e sono le 6, è l’alba. Non ci siamo accorti dello scorrere del tempo presi come eravamo nei nostri discorsi e dolci baci.

Scendiamo da quella montagna diversi, per mano e con i cuori leggeri.

Nei mesi e anni successivi scopriamo di essere davvero la metà perfetta dell’altro, abbiamo un’intesa intellettuale e fisica che nessuno dei due aveva provato prima.

Ancora prove da superare

Passiamo anni e momenti bellissimi, anche con le ragazze, fino a quell’estate in cui durante un esame di controllo mi dicono che ho un tumore all’intestino. Sono lì seduto nello studio della dottoressa insieme a Claudia e non ho nessuna reazione, non penso minimamente al fatto che posso morire, penso solo a cosa devo fare. Non so ancora cosa mi aspetta ma la strada sarà molto lunga.

Mi operano, va tutto bene, mi riprendo velocemente e in quattro giorni sono a casa, come nuovo. Chiamo Sofia, che è al mare con mia sorella, cerco di spiegarle nel miglior modo possibile quello che sta succedendo. Per lei è un durissimo colpo, non lo fa vedere ma dentro di sé soffre tantissimo.

Ha già perso la mamma ed ora ritrovarsi in una situazione simile con il papà è davvero un colpo troppo duro. Decidiamo di ritrovarci tutti in montagna per stare assieme, io, Claudia, Sofia, mia sorella e mio cognato. Passiamo due settimane tranquille nelle mie montagne mi riprendo fisicamente al cento per cento pronto per settembre ad affrontare la chemioterapia.

Affronterò tutto questo periodo con estrema positività e fiducia in me stesso. Accolgo la malattia come un dono che mi cambierà, ancora una volta, la vita radicalmente. Faccio un anno di chemioterapia, la sopporto bene, anche se fisicamente è devastante, la mia resilienza viene messa a dura prova ma procedo sempre macchine avanti tutta e non mi scoraggio mai.

La montagna mi ha insegnato tanto, mi ha insegnato a resistere, a pensare velocemente, a non mollare mai, a cercare dentro di me tutta l’energia necessaria per andare avanti, per me, per Sofia e per Claudia.

Dopo un anno, devo cambiare terapia, ci sono stati miglioramenti ma non abbastanza. Nuova terapia più leggera, più sopportabile con altri miglioramenti. Il mio cammino verso la guarigione, verso lo star meglio procede sempre con passo da montanaro, uno passo dopo l’altro ma senza fermarsi. Il cammino sarà ancora molto lungo ma questo non mi scoraggia.

Dopo quasi cinque anni che non volo riprendo a volare in parapendio, rifaccio gli esami e ritorno al mio sport preferito. Ricomincio a frequentare il campo volo, gli amici piloti e scopro che erano tutti lì per me ad aspettarmi.

Di questa mia ripresa a volare devo ringraziare Claudia che mi ha spinto a riprendere e, con l’aiuto degli amici piloti, tutto si è realizzato.

Il senso del dolore e l’amore per la vita

Verrebbe da pensare che la vita con me negli ultimi anni non sia stata davvero clemente, ma io la vedo da un’altra ottica.

Il dolore di perdere la propria compagna di vita è una cosa insopportabile, difficile anche da spiegare, ma sono stato in grado di trasformare il dolore in esperienza.

Ho attraversato il vuoto di Annalisa e gli ho dato un senso, mi sono migliorato perché ho dovuto far fronte a tutte le esigenze di Sofia, è arrivata Claudia dal mio passato e mi ha saputo insegnare nuovamente ad amare, ho accolto la mia malattia come un dono che mi ha migliorato nuovamente.

Potrà sembrare strano per molti ma mi sento fortunato.

Accogliere le difficoltà come un dono

Il messaggio che vorrei dare a chi legge questa storia è che nella vita ci accadono delle cose, sta a noi sapere trasformare queste cose in esperienza e migliorarci, per noi stessi e per gli altri.

Sono convinto che la malattia è il manifestarsi di un disagio interiore che è dentro di noi e che in determinate situazioni di stress si manifesta. Ma come dicevano i nostri nonni “non tutti i mali vengono per nuocere” e la mia malattia è venuta per migliorarmi e la prova la vedo attraverso mia figlia Sofia che oggi ha quindici anni ed ha una sensibilità e un senso di responsabilità non comune.

Non è facile, ma se potete accogliete le difficoltà come un dono e convertite la rabbia in energia positiva.

La nostra esistenza è un dono e il tempo che ci viene concesso è troppo prezioso per essere sprecato.

Ora sono diventato più consapevole di chi sono e più responsabile del tempo che mi è concesso, in modo da poter portare del bene a chi ne ha più bisogno di me.

Paolo Maltagliati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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